Il 17 maggio 2026 la sveglia suona prestissimo, quando fuori è ancora buio. Noi quattro atleti del GS Castello – Andrea Cerrani, Alessandro Barca, Stefano Ricci e Daniele Bernasconi – ci ritroviamo di prima mattina, carichi e pronti per raggiungere la partenza a Pollenzo, uno splendido borgo storico che sembra sospeso nel tempo. Davanti a noi si apre lo scenario unico della Granfondo Bra Bra, pronta a snodarsi tra i paesaggi mozzafiato delle Langhe e del Monferrato.

In griglia di partenza c’è il solito mix di tensione, un po’ d’adrenalina e battute goliardiche prima dello start. Oggi abbiamo solo una grandissima voglia di spingere forte sui pedali, di sfidare la salita con intensità e di vivere una splendida giornata di sport, di fatica sana e di amicizia condivisa sulla strada.
I primi 50 chilometri volano via veloci, quasi senza accorgersene. Teniamo un ritmo serrato, con la bellissima sensazione delle gambe che rispondono a dovere e girano forti sulle colline piemontesi, mentre ci godiamo i meravigliosi panorami.


Una volta scollinati i primi strappi importanti, arriva il momento del primo ristoro. Un punto fermo indispensabile per fermarci, tirare il fiato, aspettare chi è rimasto leggermente indietro e compattare di nuovo le nostre fila. Ci guardiamo in faccia, ci scambiamo un sorriso complice, una battuta, e ritroviamo l’unione prima di affrontare il resto del percorso.

Poi, la discesa. E lì il tempo e la corsa si fermano bruscamente. Vediamo i soccorsi medici frenetici sul ciglio della strada: le immagini dell’incidente capitato a un altro corridore ci colpiscono duro. In quegli istanti convulsi speriamo solo, con tutto il cuore, che tutto si risolva nel migliore dei modi.
Ma l’atmosfera nell’aria cambia istantaneamente. Cala un silenzio pesante, la spensieratezza lascia spazio ai pensieri che si affollano nella nostra testa.
Eravamo pronti per il percorso lungo. La preparazione c’era, la determinazione anche, ma forse perché avevamo fatto tardi per aspettarci al ristoro, forse perché l’orario del cancello era ormai passato, o molto più probabilmente a causa dell’incidente l’organizzazione ci obbliga a svoltare per il percorso medio. La nostra priorità diventa solo una: rientrare sani, insieme, e cercare di goderci, per quel che è possibile, la restante parte del percorso.

Oggi però il risultato finale conta zero.
Durante la corsa, a causa di un tragico incidente, un ciclista ha perso la vita.
In un attimo tutto si ridimensiona. Le gambe, il tempo, la posizione o il percorso scelto… diventano solo dettagli senza alcuna importanza.
Resta solo il rispetto. Un pensiero sincero alla sua famiglia e a chi gli voleva bene. 🖤